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ETF a replica fisica vs sintetica: differenze semplici

ETF a replica fisica vs sintetica differenze semplici

ETF a replica fisica vs sintetica: differenze semplici

Quando si sceglie un ETF, uno degli aspetti più importanti ma spesso meno compresi è la modalità di replica. Molti investitori controllano il nome dell’indice, il costo annuo, la performance passata o la politica di distribuzione dei dividendi, ma ignorano come l’ETF riesca concretamente a seguire quell’indice.

La replica è proprio questo: il meccanismo con cui l’ETF cerca di ottenere un rendimento il più possibile vicino a quello dell’indice di riferimento. Se un ETF replica l’S&P 500, deve cercare di seguire l’andamento delle grandi società americane incluse nell’indice. Se replica l’MSCI World, deve seguire un paniere globale di aziende dei Paesi sviluppati. Il modo in cui lo fa può cambiare molto.

Le due principali modalità sono replica fisica e replica sintetica. La replica fisica prevede che l’ETF acquisti direttamente i titoli dell’indice, oppure un campione rappresentativo. La replica sintetica, invece, utilizza contratti derivati, spesso swap, per ottenere la performance dell’indice senza detenere necessariamente tutti i titoli sottostanti.

A prima vista la replica fisica sembra più semplice e rassicurante, mentre quella sintetica può sembrare più complessa e quindi più rischiosa. In parte è vero: la replica fisica è più intuitiva da comprendere. Tuttavia non bisogna cadere nell’errore opposto, cioè pensare che gli ETF sintetici siano automaticamente da evitare. In alcuni casi possono essere efficienti, soprattutto su mercati difficili da replicare o su indici dove la replica fisica comporterebbe costi più elevati.

La scelta migliore dipende dal tipo di ETF, dall’indice replicato, dai costi, dalla trasparenza, dalla liquidità e dal livello di consapevolezza dell’investitore. Per molti principianti la replica fisica resta la soluzione più facile da capire, ma conoscere anche la replica sintetica è utile per evitare giudizi troppo semplicistici.

Cosa significa replica fisica in un ETF

Un ETF a replica fisica acquista direttamente i titoli che compongono l’indice. Se l’indice include azioni, il fondo compra azioni. Se l’indice include obbligazioni, il fondo compra obbligazioni. L’obiettivo è costruire un portafoglio che si comporti il più possibile come l’indice di riferimento.

Nel caso di un indice molto semplice e liquido, come l’S&P 500, la replica fisica è relativamente intuitiva. L’ETF può comprare le azioni delle società presenti nell’indice rispettando i pesi previsti. Se Apple, Microsoft o altre grandi aziende hanno un certo peso nell’indice, l’ETF cercherà di mantenerlo in modo coerente.

Esistono però due forme di replica fisica. La replica fisica completa prevede che l’ETF acquisti tutti i titoli dell’indice. La replica fisica a campionamento, invece, prevede che l’ETF acquisti solo una parte rappresentativa dei titoli, selezionata per riprodurre il comportamento dell’indice in modo efficiente.

Il campionamento viene usato soprattutto quando l’indice contiene moltissimi titoli, alcuni poco liquidi o costosi da acquistare. In questi casi comprare ogni singolo titolo potrebbe essere poco efficiente. L’emittente preferisce quindi costruire un paniere rappresentativo che segua l’indice senza replicarlo in modo perfettamente identico titolo per titolo.

Cosa significa replica sintetica in un ETF

Un ETF a replica sintetica non replica l’indice acquistando direttamente tutti i titoli sottostanti. Usa invece contratti derivati, di solito swap, stipulati con una o più controparti finanziarie. Attraverso questi contratti, l’ETF riceve la performance dell’indice di riferimento.

In pratica, il fondo può detenere un paniere di attività diverso dall’indice e scambiare la performance di quel paniere con la performance dell’indice target tramite un accordo con una banca o un’altra istituzione finanziaria. Questo meccanismo può sembrare più astratto, ma è regolato e molto utilizzato nell’industria degli ETF.

Il vantaggio potenziale della replica sintetica è l’efficienza. In alcuni mercati, acquistare fisicamente tutti i titoli può essere difficile, costoso o fiscalmente meno vantaggioso. La replica sintetica può permettere di seguire meglio l’indice, ridurre alcuni costi operativi o accedere a mercati complicati da replicare direttamente.

Il limite principale è il rischio di controparte. Poiché l’ETF si basa su un contratto con un soggetto finanziario, esiste il rischio che quella controparte non rispetti gli impegni. La normativa europea UCITS prevede limiti e garanzie per ridurre questo rischio, ma non lo rende inesistente. Per questo la replica sintetica richiede un minimo di comprensione in più rispetto alla replica fisica.

Replica fisica completa e replica fisica a campionamento

Quando si parla di replica fisica, molti pensano che l’ETF possieda sempre tutti i titoli dell’indice in modo perfetto. Non è sempre così. Su indici molto ampi, come quelli globali o obbligazionari, l’ETF può usare una replica a campionamento.

La replica completa è più semplice da comprendere: il fondo detiene tutti i titoli dell’indice con pesi molto vicini a quelli ufficiali. È comune su indici liquidi, concentrati e facilmente negoziabili. Il vantaggio è la trasparenza, perché l’investitore sa che il fondo sta effettivamente comprando gli strumenti presenti nell’indice.

La replica a campionamento, invece, viene usata per rendere più efficiente la gestione. Se un indice contiene migliaia di titoli, alcuni dei quali poco liquidi o con peso minimo, acquistarli tutti può aumentare costi e complessità. Il gestore seleziona quindi un paniere rappresentativo che dovrebbe comportarsi in modo molto simile all’indice completo.

Questo non significa che il campionamento sia negativo. Spesso è una soluzione ragionevole. Tuttavia può generare una piccola differenza tra il rendimento dell’ETF e quello dell’indice, chiamata tracking difference. Per questo è importante non limitarsi alla dicitura “fisico”, ma capire anche come viene implementata la replica.

La tracking difference: il dato che conta più del metodo dichiarato

La tracking difference misura la differenza tra il rendimento dell’ETF e quello dell’indice replicato. È uno dei dati più importanti per capire se un ETF sta svolgendo bene il suo lavoro.

Molti investitori guardano solo il TER, cioè il costo annuo di gestione. Il TER è importante, ma non racconta tutto. Un ETF con TER leggermente più alto può replicare meglio l’indice rispetto a un ETF più economico ma meno efficiente. Al contrario, un ETF con TER basso può risultare meno conveniente se presenta una tracking difference sfavorevole.

La tracking difference dipende da vari fattori: costi interni, fiscalità sui dividendi, efficienza della replica, prestito titoli, spread di negoziazione, ribilanciamenti dell’indice e qualità della gestione. Per questo motivo la domanda non dovrebbe essere solo “fisico o sintetico?”, ma anche “quanto bene questo ETF replica il suo indice?”.

In alcuni casi, un ETF sintetico può avere una tracking difference molto efficiente. In altri casi, un ETF fisico può essere preferibile per trasparenza e semplicità. Non esiste una regola assoluta valida per ogni mercato.

Replica fisica: vantaggi principali

Il principale vantaggio della replica fisica è la comprensibilità. L’investitore sa che il fondo acquista direttamente i titoli dell’indice, oppure un campione rappresentativo. Questa struttura è più facile da spiegare e da accettare, soprattutto per chi investe da poco.

Un altro vantaggio è la trasparenza. Molti ETF fisici pubblicano la composizione del portafoglio, permettendo di vedere quali titoli sono detenuti e con quale peso. Questo aiuta l’investitore a capire meglio l’esposizione reale dello strumento.

La replica fisica riduce anche il rischio di controparte legato agli swap, perché il fondo non dipende principalmente da un contratto derivato per ottenere la performance dell’indice. Questo non significa che sia priva di ogni rischio operativo, ma la struttura è più lineare.

Per questi motivi molti investitori preferiscono ETF a replica fisica per le componenti principali del portafoglio, soprattutto quando investono in indici ampi e liquidi come MSCI World, S&P 500, Stoxx Europe 600 o indici obbligazionari facilmente replicabili.

Replica fisica: limiti da conoscere

La replica fisica non è sempre la soluzione più efficiente. Su alcuni mercati può essere costosa, complessa o meno precisa. Se l’indice contiene molti titoli poco liquidi, l’ETF potrebbe usare campionamento e non detenere tutto il paniere. Questo può generare una differenza tra ETF e indice.

Inoltre alcuni ETF fisici utilizzano il prestito titoli. Il fondo può prestare temporaneamente alcune attività del portafoglio a controparti finanziarie in cambio di una remunerazione. Questa pratica può migliorare l’efficienza del fondo e ridurre i costi, ma introduce un ulteriore elemento di rischio operativo, anche se regolato e coperto da garanzie.

Un altro limite riguarda la fiscalità dei dividendi. In alcuni casi, la replica fisica può subire trattenute fiscali sui dividendi dei titoli sottostanti che incidono sul rendimento netto. Un ETF sintetico, in determinate situazioni, può risultare più efficiente proprio perché ottiene la performance dell’indice tramite swap.

Questo non significa che la replica fisica sia inferiore. Significa solo che non basta scegliere “fisico” per avere automaticamente il miglior ETF possibile.

Replica sintetica: vantaggi principali

La replica sintetica può essere utile quando l’indice è difficile o costoso da replicare fisicamente. Alcuni mercati emergenti, alcuni indici su materie prime, alcuni indici molto ampi o segmenti meno liquidi possono essere più efficientemente replicati tramite derivati.

Un altro vantaggio possibile è la precisione della replica. Attraverso lo swap, l’ETF può ricevere direttamente la performance dell’indice, riducendo alcuni problemi legati all’acquisto fisico dei singoli titoli. In certi casi questo può portare a una tracking difference favorevole.

La replica sintetica può anche avere vantaggi fiscali in alcuni mercati specifici. Ad esempio, su determinati indici azionari, la struttura sintetica può ridurre l’impatto delle ritenute sui dividendi rispetto alla detenzione fisica dei titoli. Questo aspetto va valutato caso per caso e non deve essere generalizzato.

Per un investitore più esperto, quindi, gli ETF sintetici non sono strumenti da escludere a priori. Possono essere adatti quando offrono un vantaggio reale e quando si comprende il funzionamento del rischio di controparte.

Replica sintetica: rischi e limiti

Il limite principale della replica sintetica è la complessità. Un investitore deve capire che la performance non deriva principalmente dal possesso diretto dei titoli dell’indice, ma da un contratto con una controparte. Questo rende lo strumento meno immediato da interpretare.

Il rischio di controparte è il punto centrale. Se la banca o istituzione finanziaria coinvolta nello swap non fosse in grado di rispettare il contratto, l’ETF potrebbe subire un danno. La normativa UCITS limita questo rischio e richiede garanzie, ma non lo elimina completamente.

Un altro limite è la minore trasparenza percepita. Anche se gli ETF sintetici pubblicano documenti e informazioni regolamentari, per molti investitori è più difficile capire cosa stia realmente accadendo rispetto a un ETF fisico che possiede i titoli dell’indice.

Per questo motivo la replica sintetica può essere efficiente, ma non dovrebbe essere scelta solo perché il TER è basso o perché la performance recente sembra migliore. Va valutata insieme alla qualità dell’emittente, alla struttura dello swap, alle garanzie e alla tracking difference.

Tabella comparativa: replica fisica vs sintetica

Caratteristica Replica fisica Replica sintetica
Funzionamento L’ETF acquista direttamente tutti o parte dei titoli dell’indice L’ETF usa contratti derivati per ottenere la performance dell’indice
Comprensibilità Più semplice e intuitiva Più tecnica e meno immediata
Trasparenza percepita Generalmente più alta Dipende dalla struttura e dalla documentazione
Rischio di controparte Più limitato rispetto agli swap Presente, anche se regolato e mitigato
Efficienza su mercati complessi Può essere meno efficiente Può essere più efficiente in alcuni casi
Adatta a Investitori che privilegiano semplicità e trasparenza Investitori consapevoli che valutano efficienza e struttura

Quale replica scegliere per un portafoglio di lungo periodo

Per un portafoglio di lungo periodo, molti investitori preferiscono ETF a replica fisica sulle componenti principali. È una scelta comprensibile: se l’obiettivo è costruire una strategia semplice, mantenibile e facile da monitorare, la replica fisica offre maggiore immediatezza.

Su ETF globali, ETF S&P 500, ETF Europa o ETF obbligazionari ampi, la replica fisica è spesso sufficiente e ben comprensibile. Chi investe per decenni e vuole evitare complessità inutili può trovare in questa struttura una soluzione più adatta.

Questo però non significa che la replica sintetica sia sempre sbagliata. In alcuni casi può essere utilizzata su specifici segmenti, soprattutto quando dimostra una migliore efficienza di replica o quando consente di accedere a mercati difficili. Il punto è che dovrebbe essere una scelta consapevole, non casuale.

La modalità di replica va quindi valutata insieme a indice, costi, dimensione del fondo, liquidità, valuta, politica dei proventi e ruolo nel portafoglio. Non è l’unico criterio, ma è un criterio da non ignorare.

Replica e ETF ad accumulazione o distribuzione

La modalità di replica è un tema distinto dalla scelta tra accumulazione e distribuzione. Un ETF può essere fisico e ad accumulazione, fisico e a distribuzione, sintetico e ad accumulazione oppure sintetico e a distribuzione.

La replica indica come l’ETF segue l’indice. L’accumulazione o distribuzione indica invece come vengono gestiti dividendi, cedole e proventi. Sono due piani diversi e vanno analizzati separatamente.

Un investitore potrebbe scegliere un ETF fisico ad accumulazione per la parte principale del portafoglio, oppure un ETF sintetico ad accumulazione se cerca efficienza su un indice specifico. Allo stesso modo, chi cerca flussi periodici potrebbe scegliere un ETF a distribuzione, indipendentemente dal fatto che sia fisico o sintetico, purché ne comprenda la struttura.

Per capire meglio questa seconda distinzione può essere utile leggere anche etf ad accumulazione vs distribuzione: cosa conviene.

Come controllare la replica prima di comprare un ETF

Prima di acquistare un ETF, la modalità di replica si trova nella scheda informativa del prodotto, nel KID, nella documentazione dell’emittente o nella pagina del broker. Di solito viene indicata con espressioni come replica fisica, physical replication, optimized sampling, full replication, synthetic replication o swap-based.

Non bisogna fermarsi alla prima etichetta. Se l’ETF è fisico, conviene capire se è a replica completa o a campionamento. Se è sintetico, conviene verificare chi sono le controparti, come viene gestito il collaterale e quale livello di rischio controparte viene dichiarato.

Per un investitore non professionale può essere sufficiente iniziare da alcuni controlli essenziali: indice replicato, tipo di replica, dimensione del fondo, TER, tracking difference storica, liquidità e domicilio dell’ETF. Se uno di questi elementi non è chiaro, meglio approfondire prima di investire.

Chi utilizza piattaforme come Fineco, Directa, DEGIRO, Scalable Capital, Trade Republic o Interactive Brokers può trovare molte di queste informazioni nella scheda prodotto o nei documenti collegati. È comunque utile verificare sempre anche le informazioni ufficiali dell’emittente.

Replica fisica, sintetica e rischio reale

Uno degli errori più frequenti è pensare che la replica fisica sia sempre sicura e quella sintetica sempre rischiosa. La realtà è più sfumata. Un ETF fisico che investe in un indice molto volatile può essere molto più rischioso di un ETF sintetico che replica un indice ampio e stabile. Il rischio principale resta spesso l’indice sottostante, non solo il metodo di replica.

Ad esempio, un ETF tecnologico fisico può oscillare molto più di un ETF globale sintetico. Un ETF high yield fisico può avere più rischio credito di un ETF azionario sintetico su un indice ampio. La replica è importante, ma non sostituisce l’analisi dell’asset class.

Per questo motivo bisogna evitare classificazioni rigide. La domanda corretta non è “fisico o sintetico?”, ma “questo ETF, nel suo insieme, è coerente con il mio obiettivo e con il rischio che voglio assumere?”.

ETF fisici e prestito titoli

Molti ETF a replica fisica possono fare prestito titoli. Significa che il fondo presta temporaneamente alcuni titoli del portafoglio a una controparte, ricevendo in cambio una remunerazione e garanzie. Questa attività può contribuire a migliorare l’efficienza dell’ETF e ridurre la tracking difference.

Il prestito titoli è regolato, ma introduce comunque un rischio aggiuntivo. Se la controparte non restituisse i titoli, il fondo dovrebbe fare affidamento sulle garanzie ricevute. Per questo gli emittenti indicano nelle documentazioni la politica di securities lending e le modalità di gestione del rischio.

Questo aspetto è importante perché dimostra che anche la replica fisica non è sempre completamente “semplice” come sembra. La struttura resta più intuitiva della replica sintetica, ma può comunque includere meccanismi tecnici che l’investitore dovrebbe conoscere almeno a grandi linee.

Quando la replica sintetica può essere più efficiente

La replica sintetica può essere utile su mercati dove la detenzione fisica dei titoli comporta costi elevati, difficoltà operative o inefficienze fiscali. In alcuni casi, gli ETF sintetici riescono a seguire l’indice con maggiore precisione rispetto agli ETF fisici.

Questo può accadere su indici molto ampi, mercati emergenti, strategie particolari o strumenti dove acquistare direttamente tutti i titoli sarebbe complicato. La maggiore efficienza, però, va confrontata con la maggiore complessità.

Un investitore esperto può decidere che il vantaggio compensa il rischio aggiuntivo. Un investitore principiante, invece, potrebbe preferire rinunciare a una piccola efficienza potenziale in cambio di maggiore semplicità e comprensibilità.

Replica e monitoraggio del portafoglio

Una volta acquistato un ETF, la modalità di replica non va controllata ogni giorno, ma dovrebbe essere nota e registrata. Se il portafoglio contiene molti strumenti, può essere utile sapere quali sono fisici, quali sintetici, quali a distribuzione e quali ad accumulazione.

Questo aiuta a evitare concentrazioni inconsapevoli. Un portafoglio composto da molti ETF sintetici sullo stesso emittente o con strutture simili potrebbe avere un profilo operativo diverso da quello immaginato. Allo stesso modo, un portafoglio fisico ma pieno di ETF settoriali rischiosi non è automaticamente prudente.

Per monitorare composizione, costi, esposizioni e strumenti acquistati possono essere utili le migliori app per monitorare gli investimenti, soprattutto quando il portafoglio cresce e diventa più articolato.

Chi preferisce un controllo manuale può usare un foglio di calcolo per registrare nome dell’ETF, ISIN, indice, replica, TER, valuta, politica dei proventi e peso nel portafoglio. In questo caso può essere utile partire da una struttura semplice e capire come usare excel per gestire entrate e uscite, adattando poi lo stesso metodo agli investimenti.

Replica e scelta del broker

La scelta tra ETF fisici e sintetici si intreccia anche con il broker utilizzato. Alcune piattaforme rendono più visibili le informazioni sulla replica, altre richiedono di aprire documenti specifici. Per un investitore è importante non acquistare solo perché l’ETF compare in una lista o perché è disponibile in PAC gratuito.

Broker come Fineco, Directa, DEGIRO, Scalable Capital, Trade Republic e Interactive Brokers offrono accesso a molti ETF, ma la responsabilità della scelta resta dell’investitore. Prima di acquistare conviene leggere almeno la scheda prodotto e il documento informativo, controllando se lo strumento è fisico, sintetico, ad accumulazione o a distribuzione.

Per chi sta costruendo un portafoglio nel tempo, la comodità operativa del broker è importante, ma non deve sostituire la comprensione dello strumento. Un ETF poco compreso resta rischioso anche se è facile da comprare.

Errori comuni sulla replica degli ETF

Il primo errore è ignorare completamente la modalità di replica. Molti investitori comprano ETF guardando solo nome, rendimento e costo, senza sapere se il fondo detiene i titoli o usa derivati. Questo può essere accettabile finché il mercato sale, ma diventa un problema quando bisogna capire davvero cosa si possiede.

Il secondo errore è demonizzare la replica sintetica. È più complessa e richiede attenzione, ma non è automaticamente sinonimo di pericolo. Alcuni ETF sintetici sono strumenti regolamentati, liquidi ed efficienti. Il punto è capirne la struttura.

Il terzo errore è idealizzare la replica fisica. Anche gli ETF fisici possono usare campionamento, prestito titoli, ribilanciamenti complessi e possono replicare indici molto rischiosi. La replica fisica migliora la comprensibilità, ma non elimina il rischio dell’investimento.

Infine, molti confondono metodo di replica e politica dei proventi. Un ETF fisico non è necessariamente a distribuzione e un ETF sintetico non è necessariamente ad accumulazione. Sono caratteristiche diverse e vanno controllate separatamente.

Strumenti utili per scegliere meglio

La scelta della replica dovrebbe inserirsi in una gestione più ampia del portafoglio. Prima ancora di scegliere tra fisico e sintetico, bisogna avere chiari obiettivi, orizzonte temporale, quota azionaria, quota obbligazionaria, liquidità disponibile e rischio massimo sostenibile.

Una volta chiarita la strategia, si può passare alla selezione degli ETF. A quel punto la replica diventa uno dei criteri da confrontare insieme a costi, indice, dimensione, tracking difference, valuta e politica dei proventi.

Per organizzare meglio budget, risparmio e investimenti possono essere utili alcuni strumenti digitali gratuiti per risparmiare e investire meglio, soprattutto se si vuole costruire un metodo più ordinato e meno impulsivo.

Conclusione

La differenza tra ETF a replica fisica e sintetica è più semplice di quanto sembri, ma non va sottovalutata. Gli ETF fisici acquistano direttamente tutti o parte dei titoli dell’indice. Gli ETF sintetici usano contratti derivati per ottenere la performance dell’indice.

La replica fisica è più intuitiva, trasparente e spesso preferita dagli investitori principianti, soprattutto per la parte centrale del portafoglio. La replica sintetica è più tecnica, ma può essere efficiente su alcuni mercati o indici difficili da replicare fisicamente.

Non esiste una risposta universale. La scelta dipende da indice, costi, tracking difference, rischio di controparte, dimensione del fondo, liquidità e livello di comprensione dell’investitore. Per molti portafogli semplici, la replica fisica può essere la soluzione più lineare. Per investitori più esperti, la replica sintetica può essere valutata quando offre vantaggi concreti.

La regola più importante è non comprare ETF che non si capiscono. Un ETF non va scelto solo perché ha costi bassi o perché compare in una lista consigliata. Va scelto sapendo cosa replica, come lo replica e quale ruolo avrà nel portafoglio.

FAQ su ETF a replica fisica e sintetica

Cosa significa ETF a replica fisica?

Un ETF a replica fisica acquista direttamente tutti o parte dei titoli dell’indice che vuole replicare. È la modalità più intuitiva perché il fondo possiede strumenti coerenti con l’indice sottostante.

Cosa significa ETF a replica sintetica?

Un ETF a replica sintetica usa contratti derivati, di solito swap, per ottenere la performance dell’indice. Non deve necessariamente detenere tutti i titoli dell’indice replicato.

Meglio replica fisica o sintetica?

La replica fisica è spesso più semplice e trasparente, mentre la replica sintetica può essere più efficiente in alcuni mercati. La scelta dipende dall’indice, dai costi e dal rischio che l’investitore accetta.

Gli ETF sintetici sono pericolosi?

Gli ETF sintetici non sono automaticamente pericolosi, ma hanno un rischio di controparte legato agli swap. Questo rischio è regolato e mitigato, ma va compreso prima di investire.

Gli ETF fisici sono sempre più sicuri?

Gli ETF fisici non sono sempre più sicuri in senso assoluto. Sono più semplici da comprendere, ma il rischio dipende soprattutto dall’indice replicato, dalla volatilità del mercato e dalla composizione del fondo.

Cosa significa replica a campionamento?

La replica a campionamento significa che l’ETF fisico non compra tutti i titoli dell’indice, ma solo un paniere rappresentativo. È usata spesso per indici molto ampi o difficili da replicare integralmente.

Cos’è la tracking difference?

La tracking difference è la differenza tra il rendimento dell’ETF e quello dell’indice replicato. Serve a capire quanto bene l’ETF segue il proprio benchmark.

Un ETF sintetico può replicare meglio di uno fisico?

Sì, in alcuni casi un ETF sintetico può replicare l’indice con maggiore efficienza rispetto a uno fisico. Questo può accadere su mercati difficili, costosi o fiscalmente complessi da replicare direttamente.

Dove si vede se un ETF è fisico o sintetico?

La modalità di replica si trova nella scheda prodotto, nel KID, nella documentazione dell’emittente o nella pagina del broker. Va controllata prima dell’acquisto.

La replica incide sulla scelta di un ETF?

Sì, la replica incide sulla trasparenza, sui rischi operativi e sull’efficienza dello strumento. Non è l’unico criterio, ma va valutata insieme a costi, indice, liquidità e ruolo nel portafoglio.